|
Caratteristiche tecniche, cenni storici, scultore Pompeo e Luigi Marchesi, Saltriosauro,
Cappella SS Trinità, Chiesa di San Giorgio, Magistri Saltriesi,
Sindaco,
Giunta, Consiglio Comunale, orari, Statuto
Aree,
uffici, regolamenti vari
Piano
Regolatore Generale, D.I.A., Permesso di costruire
Ici, Tarsu,
Cosap, Imposta pubblicità e ubbliche affissioni
Anagrafe, stato civile, leva, elettorale
Scuole,
Carabinieri, ASL, Comunità Montana Valceresio
Bandi
di gara lavori e forniture pubbliche, bandi di concorso posti vacanti
Manifestazioni comunali e/o delle associazioni locali
| |
La
Chiesa di San Giorgio: la sua storia, i suoi valori artistici
La chiesa di San Giorgio rappresenta una delle più importanti pagine
della storia di Saltrio, purtroppo poco conosciuta per la mancanza di documenti
e per la scarsa conoscenza del periodo in cui fu eretta; altrettanto ignote sono
le motivazioni per le quali è stata dedicata a San Giorgio.
L’esistenza della chiesa si
rileva dal documento conservato presso l’archivio parrocchiale, che fa
riferimento alla richiesta del “Console e degli uomini di Saltrio di elevare
a Parrocchia”, richiesta concessa nel 1517:
1)
“[...] Nel nome del Signore nostro Gesù Cristo, della gloriosissima Vergine
Madre Maria, dei Santi Gervaso e Protaso e San Giorgio, sotto i cui nomi sono
state costruite le chiese di Saltrio e nel nome di tutta la Curia Celeste[…]
separiamo, esimiamo, smembriamo, ora e per sempre, dalla Chiesa Plebana Matrice
di San Vitale, le chiese dei Santi Gervaso e Protaso e San Giorgio esistenti nel
Comune di Saltrio con gli abitanti presenti e futuri per quello che riguarda la
cura delle anime.” [1]
2) “Erigiamo, creiamo,
eleviamo, le stesse in chiese parrocchiali e curate con i Fonti battesimali, il
cimitero, e le altre insegne parrocchiali.”
3) Istituiamo il beneficio
Parrocchiale in modo che le stesse siano chiese ne costituiscano uno solo ed
abbiano e siano rette e governate da un solo rettore […]
4) “Sottomettiamo inoltre
gli abitanti di detto Comune alle medesime chiese erette in parrocchiale ed al
Presbitero che sarà designato.”
Consta che le due chiese erano
sottoposte alla guida di un solo parroco, e la chiesa primaria o parrocchiale
era quella di San Giorgio.
Ciò è confermato dal primo
registro, istituito nel 1565 secondo le direttive del Consilio di Trento
relative ai matrimoni, sul cui frontale si fa riferimento “alla chiesa
parrocchiale di San Giorgio”.
Il giorno 1° maggio 1589 il
parroco Gio. Batta Ferraglio (Ferrario) celebra il matrimonio di Pietro Marchesi
di Gabriello Marchesi con Margherita.
Sul registro annota:
“Nella chiesa di San Gervaso
e Protaso” .
Ciò sta ad indicare che da
quell’anno la chiesa diventa parrocchiale.
Conseguentemente, la chiesa di
San Giorgio è destinata ad essere “Oratorio” e vi verranno celebrate tutte le
funzioni religiose ad essa attinenti, o quelle richieste dai fedeli.
Essendo costruita in una zona
collinare e panoramica, sul colle omonimo, la sua ubicazione rimaneva alquanto
distante dal centro del paese; si poteva, quindi, avere l’impressione che fosse
destinata all’abbandono.
Non fu così.
L’attaccamento dei saltriesi
verso la chiesa aveva motivazioni secolari e profonde; una testimonianza di
rilievo è che sul lato sinistro vi è la cappella denominata “Della Madonna di
Loreto”, sul cui frontale da tempo immemorabile si trovano dipinte la Madonna di
Loreto con la Santa Casa.
I saltriesi, in gran parte
scalpellini dediti al lavoro nelle cave, data la loro forte devozione, nel
giorno dedicato alla Madonna di Loreto, (il 10 dicembre di ogni anno),
manifestavano sentimenti di fervida fede, affinché essa li proteggesse dal duro
e pericoloso lavoro estrattivo che svolgevano nelle profonde cavità.
I parroci che nel corso dei
secoli furono alla guida della parrocchia non la trascurarono, assecondando
tutte le iniziative per la conservazione e l’abbellimento della chiesa.
Il periodo più significativo in
tal senso fu il XVIII secolo: le due chiese erano sprovviste di altari e
balaustre, e così essi vennero collocati contemporaneamente in entrambe.
Sono il ricordo dei nostri
magistri.
Tra il 1825 e il 1830 Pompeo
Marchesi, fece dono del mezzo rilievo della “Deposizione del Salvatore o della
Pietà”, collocato nella Cappella posta sul lato destro; contemporaneamente venne
eseguito l’altare.
Nel 1846 un violentissimo
temporale con lampi e tuoni si abbattè sul lato di levante della chiesa,
distruggendo il campanile e parte della cappella della Madonna di Loreto, con la
conseguenza di gravi lesioni al dipinto.
I notevoli danni subiti e le
costose spese per riportare la chiesa alle sue antiche origini suscitarono tra
la popolazione non poco sconforto e preoccupazione, tanto da ventilarne un
possibile abbandono.
Ma infine i saltriesi,
sostenuti dal parroco Don Pietro Scolaro, con estrema decisione e forza di
volontà pervennero alla determinazione di dare l’avvio ai lavori.
Una documentazione indirizzata
alle Autorità Imperiali di Como fece rilevare il valore storico-artistico e
religioso della chiesa, i notevoli danni subiti e il desiderio di provvedere
alla ricostruzione delle parti distrutte, presentando unitamente una richiesta
di contributo.
Le motivazioni furono ritenute
giustificate ed accettate, i lavori avviati. Il Vescovo di Como, Mons. Carlo
Romanò, concesse la possibilità di lavorare pure nei giorni festivi.
Il campanile fu restaurato nel
1848, i restanti lavori vennero ultimati nel 1851.
Il 7 settembre il Vescovo Mons.
Carlo Romanò la consacrò.
Sulla facciata principale venne
posta una lapide che reca la scritta:
“Il religioso popolo di
Saltrio, con generose offerte e con assiduo lavoro, in questa chiesa nuova,
sulla vecchia eretta il Vescovo di Como consacrava, il 7 settembre 1851”.
Verso la metà del XIX secolo
(1855 – 1860), la fabbriceria venne nella determinazione di creare un
portichetto sul lato nord. Il progetto venne contestato da parte delle autorità
preposte alla tutela del patrimonio artistico, adducendo che veniva modificata
la sua antica formazione architettonica; esso venne in seguito approvato solo
con delle modifiche. I motivi erano più che giustificati.
Il 1917 vede l’Italia in guerra
contro l’Impero Austro-ungarico: si teme che essa venga aggredita alle spalle,
con l’invasione della Svizzera neutrale da parte delle truppe austriache.
L’Alto Comando Militare ordinò
la costruzione di fortificazioni, definite poi la “Linea Cadorna”, lungo tutto
il confine italo-svizzero per un tratto di circa 200 chilometri.
Saltrio è un paese di confine:
si tenne ovviamente conto della sua posizione collinare, e venne, quindi,
soggetto alle previste fortificazioni.
Punto di riferimento strategico
fu il Monte Orsa, ove vennero costruite postazioni, camminamenti, gallerie che
si affacciano sul lato nord e che permettevano di avere sotto controllo la zona
del lago Ceresio.
Sul Monte Croce si fecero
camminamenti, postazioni e piazzole; anche il colle San Giorgio e la chiesa non
rimasero immuni. Lungo tutto il perimetro del colle vennero tracciati
camminamenti e postazioni, mentre sotto la chiesa si crearono quattro gallerie
convergenti al centro.
Nella zona la chiesa di San
Giorgio è stata l’unica ad essere stata sottoposta ad opere di fortificazioni.
Nel 1923 il parroco Don Luigi
Vittani notò che la chiesa era priva della statua di San Giorgio, al quale la
chiesa era stata dedicata; la commissionò ad un artista della Val Gardena e il
16 dicembre essa venne solennemente collocata sull’altare maggiore.
Nel 1997 il parroco Don Giorgio Ponti effettuò alcune opere conservative
e migliorative: l’installazione della luce elettrica, l’imbiancatura, la
pulitura degli affreschi, la lucidatura del pavimento.
La chiesa, ad inizio del
secondo millennio, con i suoi cinquecento anni di vetustà, si trova in uno stato
ottimale di conservazione, continua ad essere un punto di riferimento
storico-religioso, conserva opere di un certo valore artistico.
Doverosamente si esprime gratitudine ai parroci che furono nei secoli
preposti alla guida della parrocchia: essi non mancarono di prestare attenzione
ad una chiesa tanto amata dai saltriesi, i quali con notevoli sacrifici
contribuirono ad abbellirla e si adoperarono per la sua conservazione.
L’Altare
Maggiore o di San Giorgio
Tutto il contesto dell’altare è
stato realizzato in due periodi: l’altare risale al 1735, l’Ancona nel 1923,
allorquando venne collocata la statua lignea di San Giorgio.
Vediamo schematicamente la sua
composizione:
L’Altare
-
Scalini: rosso d’Arzo
-
Pallio: bardiglio
-
mansa: grigio di Saltrio
-
Gradone: rosso d’Arzo
-
Base: rosso d’Arzo
-
Cimasa: nero di Saltrio
-
Intarsi: nero di Saltrio
-
Intarsi: rosso d’Arzo
-
Fascia frontale: nero di Saltrio
-
Intarsi: rosso di Francia – Giallo di Siena – Bardiglio –
Maiolica di Saltrio.
Nel pallio ai quattro angoli
sono inseriti quattro angeli in maiolica di Saltrio, al centro una croce
pregevolmente elaborata detta “Croce di San Andrea”.
L’Ancona
-
Colonne ed arco: Nero di Saltrio o corso dei bagni con
intarsi rettangolari in rosso d’Arzo a distanze ben proporzionate.
-
Serraglia: cenerino di Saltrio.
Vi sono
state incise le iniziali S.G. (San Giorgio); ai lati compaiono angioletti in
maiolica di Saltrio e sopra la serraglia un lavoro scultoreo con al centro un
tondo ornamentale in maiolica di Saltrio. Risulta che è stata eseguita dal
marmorino Luigi Emerici.
Balaustre, base, cimasa,
piastroni: maiolica di Saltrio.
Piastrini: rosso d’Arzo.
La
Statua di San Giorgio
E’ un’opera lignea dell’artista
gardeanese Giuseppe Scalz di San Ulrico di Val Gardena. Presenta il Santo a
cavallo, vestito da soldato romano, con il manto rosso svolazzante; mostra un
bel volto giovanile, è rappresentato nell’atto di trafiggere con la spada il
drago. La statua è di ottima esecuzione artistica: vi si notano le capacità di
un personaggio che si dedica all’arte lignea.
La
cappella della Madonna di Loreto – l’altare
La cappella trae le
origini in un periodo imprecisato, certamente remoto, in cui i saltriesi
decisero di far affrescare la parete centrale con un dipinto raffigurante la
Madonna di Loreto e la Santa Casa.
L’altare, invece, risale
al 1748; è in stile barocco ma subì una modificazione a causa di un fulmine che
si abbattè nel 1846 ai lati della cappella.
La sua composizione:
-
Base: macchia vecchia d’Arzo – rosso d’Arzo
-
Zoccolo: pallio rosso d’Arzo – nero di Varenna
-
Intarsi e fregi: nero di Varenna
-
Croce: pietra di Saltrio
-
Basette per mensa: giallo di siena
-
Base: nero di Varenna
-
Tabernacolo: nero del Belgio
-
Intarsi: rosso d’Arzo – maiolica di Saltrio
-
Porta reliquario: nero di Varenna
-
intarsi: giallo di Siena
-
Gradone: nero di Varenna
-
Fascia di congiunzione a sostegno dell’Ancona: trattasi di
finto marmo lucidato che imitano il nero di Varenna ed il verde delle Alpi.
L’Ancona:
-
prima base: nero di Varenna
-
Intarsi: bardiglio – giallo di Siena
-
Seconda base: rosso d’Arzo
-
Terza base: rosso d’Arzo
-
Quarta base: rosso d’Arzo - nero di Varenna – rosso di
Francia
-
Intarsi: rosso di Francia – giallo di Siena – verde delle
alpi.
Cornici
di
contorno dell’affresco: verde delle alpi – rosso d’Arzo.
Le balaustre:
-
Base, cimasa, piastroni: maiolica di Saltrio
-
piastrini: rosso d’Arzo.
Le opere
Il dipinto della Madonna
di Loreto
Trattasi indubbiamente di un
dipinto antico, di ignoto autore; è segnalata la sua esistenza per la prima
volta nel 1702. [2]
Nel 1846, a causa di un
violento temporale abbattutosi sulla Cappella della Madonna di Loreto, fu
gravemente lesionato, per cui si rese necessario ridimensionarlo.
L’affresco mostra la casa,
sulla quale è dipinta la Madonna: ha un volto ben tratteggiato, il manto scende
dal capo e copre interamente il corpo. Sul braccio sinistro posa Gesù Bambino,
sorridente con in mano lo scettro.
Le opere scultoree – gli
angeli
Le ricerche effettuate hanno
accertato che essi sono il prototipo di quelli che si trovano presso la chiesa
parrocchiale di Affori (Milano); sono in stile neoclassico, risalenti al 1862 ad
opera di Luigi Marchesi.
L’Angelo a destra
dell’altare
Tiene le mani incrociate al
centro del corpo, ha il volto abbassato, dal capo scendono i capelli ben
regolati, attorcigliati e cadenti sulle spalle. Il manto, che partendo dalle
spalle copre interamente il corpo fino alla sommità dei piedi, ha notevoli
pieghettature molto ricche che dal fianco sinistro vanno verso quello destro.
L’Angelo a sinistra
dell’altare
Ha una formazione pressoché
identica; tiene il bel volto abbassato, le mani al centro in atteggiamento di
preghiera, i capelli sono pure ben regolati e coprono le spalle.
Il manto, che parte dalla
spalla destra, lascia intravedere il braccio sinistro nudo ma copre interamente
il resto del corpo fino alla sommità dei piedi. In centro ha notevoli
pieghettature, in particolare la parte che poggia sul braccio sinistro.
Le ali dei due angeli sono ben
proporzionate ed hanno le medesime particolarità ornamentali.
Cappella
della Deposizione di Gesù dalla croce o della Pietà
La Cappella prende il
nome di “Deposizione di Gesù dalla croce o della Pietà”, poiché conserva il
mezzo rilievo di Pompeo Marchesi risalente al 1830 circa.
Essa era completamente spoglia,
in quell’epoca, ed i saltriesi decisero di erigervi un altare.
La sua composizione:
E’ una composizione
neo-classica ed è così formata:
-
Base, Pallio, Mensa: cenerino di Saltrio o corso dei bagni;
al centro del pallio si trova una croce in maiolica di Saltrio.
-
Tabernacolo: pietra di Saltrio.
-
Basette: giallo Mori
Mesole
laterali:
-
gradoni: bardiglio.
Il riquadro che
racchiude è a forma rettangolare priva di ornamento, salvo nella parte superiore
priva di serraglia; per gran parte della lunghezza sono collocati i tipici
lavori ornamentali neoclassici usati da Pompeo Marchesi.
Le balaustre:
-
base, cimasa, piastroni: maiolica di Saltrio
-
Pilastrini: rosso d’Arzo.
Ignoti sono gli scalpellini che
li eseguirono.
Le opere scultoree
Il mezzo rilievo della
Deposizione dalla Croce di Gesù o della Pietà
Pompeo Marchesi nel 1826
realizzò la colossale statua della Deposizione di Gesù dalla croce o della Pietà
per il Santuario di Saronno, ottenendo unanimi consensi e plauso. Forte del
lusinghiero successo, pensò di realizzarne alcune in varie forme, tra le quali
il mezzo rilievo conservato a Saltrio.
Esso presenta le medesime
caratteristiche della Pietà di Saronno: mostra Giovanni che sostiene Gesù con le
mani sotto il braccio destro, mentre tiene la testa ed il volto poggiato sul
capo della Madonna. A tergo le due donne piangenti. In basso la scritta:
“Dono dello scultore cav. Pompeo Marchesi alla sua cara Patria”.
Lo studioso Andrea Spiriti,
nell’esprimere un giudizio critico sulle opere eseguite, afferma che il tutto
rappresenta lo stile severo della statutaria greca e può essere accostato alle
opere michelangiolesche.
I due angioletti
collocati ai lati dell’altare
Sono in stile neoclassico ed in
marmo di Saltrio; ambedue tengono le mani incrociate, hanno un bel volto, la
capigliatura ritorta e ben ordinata. I vestiti coprono la metà del corpo,
lasciando intravedere il nudo alle estremità dei piedi.
Le ali sono alquanto elaborate.
Possono essere attribuite a
Luigi Marchesi, in quanto è possibile fare un confronto con quelli collocati ai
lati dell’altare della Madonna di Loreto, in cui si intravedono le medesime
caratteristiche.
Altre opere di rilievo
Sotto la volta centrale –
La simbologia cristiana – L’uomo – L’aquila – Il bue – Il leone
Sotto la volta centrale, in un
ampio cerchio, è affrescata la simbologia cristiana rappresentata da: l’uomo,
l’aquila, il bue, il leone. Incomprensibile la mancanza dell’agnello, cosicchè
la parte centrale è affrescata da un ornato a forma esagonale finemente
elaborato verso cui convergono quattro filari di fiori che via via vanno
assottigliandosi.
Le estremità del cerchio sono
contrapposte da affrescature ornamentali a due a due identiche.
Non si hanno notizie del
pittore, rimasto ignoto, ma si concorda che abbia dimostrato una ottima
genialità e buona capacità artistica.
La pavimentazione
centrale
E’ una pavimentazione a forma
circolare, in marmo cenerino di nero di Saltrio, a quadretti rettangolari che
via via vanno restringendosi verso il piccolo tondo centrale. L’opera risale al
finire dell’800 ed è eseguita dal Marmista Sartorelli.
Del tutto originale la sua
lucidatura, che ha messo in risalto l’efficace contrasto dei colori dei marmi.
Note
[1] Sac. Mario Salvadè
– Saltrio – Cronache 1517/1953 – Grafiche Salin – 1988 pag. 48.
[2] Ibidem, pag. 89 San
Giorgio: “Nella Cappella al lato dell’Epistola dell’altar maggiore è dipinta
sulla parete l’immagine della Beata Vergine, protetta da una vetrata, che è
tenuta in grandissima venerazione dagli abitanti di questo luogo”.
Immagini:
| |
C
O
M
U
N
E
D
I
S
A
L
T
R
I
O
|