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Caratteristiche tecniche, cenni storici, scultore Pompeo e Luigi Marchesi, Saltriosauro,
Cappella SS Trinità, Chiesa di San Giorgio, Magistri Saltriesi,
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GIURASSICO ITALIANO: IL
SALTRIOSAURO
Era un feroce predatore che visse in
Lombardia ben 200 milioni di anni fa; otto metri di lunghezza, una tonnellata e
mezza di peso, un cranio di settanta centimetri armato di denti aguzzi come
pugnali e arti inferiori muniti di tre possenti dita artigliate ne facevano una
terribile macchina da guerra, assai simile agli allosauri nordamericani.
I resti del primo grande dinosauro carnivoro italiano sono venuti alla
luce nella Cava Salnova di Saltrio in località Monte Oro. Di lui purtroppo sono
rimaste poche ossa, ma sufficienti a dimostrare che questa descrizione non è
frutto di fantasia. Questo dinosauro rappresenta una specie nuova per la
scienza, cui è stato dato il nome di Saltriosauro.
La scoperta è molto importante anche perché l'esemplare proviene da rocce
piuttosto antiche, risalenti al Sinemuriano (l'inizio del Giurassico
inferiore), un'epoca in cui, tra i dinosauri carnivori, si credeva
esistessero soltanto animali più primitivi chiamati ceratosauri.
Dopo il piccolo Scipionyx trovato a Pietraroia (Benevento) e dopo gli
adrosauri del Villaggio del Pescatore (Trieste), il Saltriosauro rappresenta in
assoluto il terzo genere di dinosauro di cui siano stati trovati resti
scheletrici nel nostro paese ed è per ora il primo e unico dinosauro
lombardo. LA SCOPERTA Domenica
4 agosto 1996 Angelo Zanella, del Gruppo Brianteo Ricerche Geologiche di Paina
di Giussano (Como), trova alcuni massi che sembrano contenere ossa nella Cava
"Salnova" di Saltrio e li dona al Museo di storia naturale di Milano.
I paleontologi del museo verificano che si tratta effettivamente delle ossa di
una grande animale e organizzano una spedizione alla cava privata per tentare di
recuperare i resti.
La ricerca si presenta difficoltosa perché lo strato di calcare massiccio in
cui giaceva il fossile è stato fatto esplodere con una carica di dinamite in
centinaia di grossi blocchi che saranno rimossi di lì a poco da potenti
escavatori e poi trasportati al frantoio della cava, dove ciò che resta della
creatura preistorica sarà ridotto a ghiaia per fondi stradali. Il proprietario
della cava viene pregato di avvisare i paleontologi nel caso in cui vengano alla
luce altre ossa ma purtroppo vengono trovati pochi frammenti. CHI
E' IL SALTRIOSAURO
Tutti i dinosauri carnivori
appartenevano all'ordine dei saurischi e al sottordine dei teropodi
ed erano bipedi (nella loro evoluzione avevano ridotto gli arti anteriori, che
non servivano più per camminare, modificandoli per la cattura delle prede).
All'inizio del Giurassico i dinosauri carnivori dominanti erano ceratosauri,
dotati di arti anteriori a quattro dita. Lo scheletro del dinosauro di Saltrio
è molto frammentario ma le ossa conservate rivelano una struttura diversa da
quella dei ceratosauri e caratteri anatomici tipici dei carnivori più evoluti,
che i paleontologi raggruppano sotto il nome di tetanuri:
-
gli arti inferiori hanno tre
dita e sono molto simili a quelli degli allosauri nordamericani;
-
nel cinto pettorale c'è un osso
a forma di V, chiamato furcula, che si credeva tipico degli uccelli e
dei dinosauri loro antenati (è la "forcella" che si trova nel
petto del pollo);
-
negli arti posteriori mostrano
caratteristiche avanzate la fibula e le ossa tarsali, che sono
strutturate per favorire un piegamento della caviglia tale da ridurre gli
sbandamenti laterali delle zampe.
Appare chiaro fin d'ora che la
scoperta del Saltriosauro è fondamentale per la conoscenza dell'evoluzione dei
dinosauri carnivori: il primo dinosauro lombardo è infatti, senza ombra di
dubbio, il più antico tetanuro del mondo (in parole più semplici,
testimonia che i grandi dinosauri carnivori con mani a tre dita, antenati degli
allosauri, esistevano già 200 milioni di nani fa, almeno 20 milioni di anni
prima del previsto).
LA LOMBARDIA NEL GIURASSICO
La carcassa del Saltriosauro fu
trasportata in acqua dopo la morte dell'animale e si fossilizzò nelle sabbie di
un basso fondale marino, non lontano dalla terraferma. Infatti le rocce
calcaree che costituiscono la Formazione di Saltrio sono composte in gran parte
da scheletri frantumati di echinodermi (ricci, stelle e gigli di mare) e perciò
sono note ai geologi con il nome di encriniti. La fauna fossile contenuta
è comunque assai più ricca: sono note oltre cento specie di invertebrati
marini (ammoniti, nautili, calamari, gasteropodi, bivalvi, brachiopodi,
briozoi). Tutte le ammoniti appartengono a specie tipiche (fossili-guida) del
piano Sinemuriano e hanno quindi permesso una datazione sicura al Giurassico
inferiore (200 milioni di anni fa).
Le tracce fossili di grandi conifere primitive, chiamate araucarie, confermano
che all'inizio del Giurassico, in un'area geografica corrispondente a gran parte
del Varesotto e del Luganese, esistevano delle terre emerse che si affacciavano
sul mare con litorali bassi e frastagliati. Una lingua di terra la cui
estensione è ancora sconosciuta, delimitata ad ovest e ad est da due piccoli
golfi del vasto oceano chiamato Tetide (che si apriva a sud-est).
Fino a pochi anni fa, l'immagine più comune di questo antico ambiente, ricavata
dai soli studi geologici, era quella di un paesaggio marino nel quale erano
immerse piccole isole simili agli odierni atolli tropicali. Ma un dinosauro
carnivoro di otto metri non può accontentarsi di un'isoletta: la scoperta del
Saltriosauro indica che vi erano aree continentali ben più vaste di
quanto si pensasse.
Allo stato attuale delle conoscenza è difficile sapere se le terre emerse nel
nord della Lombardia fossero collegate alle piattaforme, ad esse contemporanee,
che affiorano nei dintorni di Rovereto, dove in località Lavini di Marco
esiste un vasto giacimento di impronte di dinosauri. E' però assai probabile
che parenti del Saltriosauro abbiano camminato anche là, e che tra le prede del
dinosauro lombardo ci fossero dinosauri vegetariani (sauropodi e ornitopodi)
analoghi a quelli che passeggiavano sulla piattaforma trentina.
LA MOSTRA
In contemporanea con l'annuncio
della scoperta, il Museo di Storia Maturale di Milano ha allestito una piccola
esposizione che permette al pubblico di vedere il Saltriosauro da vicino. La
mostra si articola in cinque vetrine situate nella sala V (piano terra).
Oltre a una mappa che illustra come era la Lombardia 200 milioni di anni fa,
tramite fotografie e ricostruzioni è possibile rivivere la scoperta e conoscere
le tecniche utilizzate per estrarre le ossa del dinosauro. Al centro di queste
vetrine campeggia un grande pannello su cui, in grandezza naturale, è
riprodotta la sagoma della parte anteriore del corpo del Saltriosauro e su cui
sono ricomposte le ossa conservate (quelle esposte sono copie perfette delle
ossa originali). Chiude la mostra un pannello esplicativo sull'evoluzione dei
dinosauri carnivori, aggiornato secondo le più recenti teorie.
Una copia del Saltriosauro è esposta anche al Museo dei Fossili di Besano
(Varese).
CARTE D'IDENTITA'
| Nome comune |
Saltriosauro |
| Significato |
rettile di Saltrio |
| Nome scientifico |
non ancora attribuito (si tratta
di nuova specie) |
| Ordine |
Saurischi (dinosauri "con
bacino da rettile") |
| Sottordine |
Teropodi (saurischi carnivori
bipedi, "con piede da bestia") |
| Clade |
Tetanuri (teropodi "con
code rigide", con tre dita negli arti anteriori) |
| Famiglia |
ignota |
| Luogo e data di nascita |
Saltrio (Varese) 200 milioni di
anni fa (Giurassico inferiore) |
| Età |
adulta, ma non ben precisata |
| Sesso |
ignoto |
| Habitat |
ambiente costiero di clima
tropicale, a nord-ovest dell'oceano Tetide |
| Distribuzione geografica |
ignota: finora, al mondo, non
sono stati scoperti altri esemplari |
| Stile di vita |
andatura bipede con coda
sollevata e testa protesa in avanti, caccia d'agguato |
| Dieta |
carne di dinosauri erbivori,
forse anche di piccoli |
| Segni particolari |
denti aguzzi e seghettati, mani
con tre dita armate di artigli ricurvi, furcula |
| N.B. |
è il più antico tetanuro del
mondo |
IL SALTRIOSAURO IN NUMERI
| 8 |
lunghezza stimata del dinosauro,
in metri |
| 4 |
altezza stimata dell'esemplare,
in metri |
| 1,5 |
tonnellate di peso dell'animale
in vita |
| 300 |
chilogrammi di roccia sciolti in
acido per estrarre le ossa |
| 1.800 |
le ore impiegate per
l'estrazione di tutte le ossa |
| 119 |
numero di parti scheletriche
recuperate al termine della preparazione |
| 21 |
numero di parti anatomiche che
hanno permesso la diagnosi |
| 4,5 |
centimetri di lunghezza
dell'unico dente trovato |
| 100 |
estensione, in centimetri, degli
arti anteriori |
| 3 |
le dita di cui era provvisto
ogni arto anteriore |
| 12 |
lunghezza stimata dell'artiglio
del primo dito della mano, in centimetri |

Geom. Giuseppe FRANZI alla presentazione del
Saltriosauro
al Museo dei Fossili di Besano (VA) il giorno 11.11.2000
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